Petizione popolare per lo Scioglimento del Consiglio Regionale della Calabria

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L'articolo della Gazzetta del Sud sulla Centrale a Carbone di Saline


Reggio Il senatore del Pdl e il leader del Pri annunciano iniziative romane contro il carbone a Saline
Centrale a carbone, Gentile e Nucara mobilitano la deputazione calabrese
«Siamo d'accordo con Loiero e appoggeremo ogni sua azione a sostegno del turismo»

Tonio Licordari
Reggio Calabria

Centrale a carbone di Saline: dopo le presa di posizione del governatore Agazio Loiero si muove decisamente il Centrodestra attraverso un comunicato congiunto a firma del senatore del Pdl (Forza Italia) Antonio Gentile e del deputato Francesco Nucara, segretario regionale del Pri, i quali annunciano iniziative a livello romano, compresa «una riunione collegiale dei parlamentari calabresi propedeutica ad un incontro» con i ministri competenti (Sviluppo, Ambiente e Territorio, Sanità) «per ribadire il no ragionato alla costruzione di un impianto che in Calabria nessuno vuole».
Qualche mese fa anche l'on. Angela Napoli aveva presentato ai ministri competenti una interrogazione contro la centrale a carbone nell'ex Liquichimica di Saline, proposta da una società svizzera, rappresentata dalla Sei. C'è da ricordare che il ministero dello Sviluppo ha ritenuto completa la documentazione presentata dalla Sei, annunciando una Conferenza dei servizi con tutti i soggetti interessati. La questione è ancora in alto mare. Si è in attesa del parere sulla Via (Valutazione di impatto ambientale) da parte della commissione del Ministero dell'Ambiente. Ma il caso, oltre ad essere tecnico, è soprattutto politico: Regione, Provincia, Comuni (compresi quelli di Reggio e Montebello) sono in linea con il Piano energetico regionale che non prevede in Calabria il carbone. E su Saline, dopo gli errori dei fallimenti industriali del passato, la volontà politica, da destra a sinistra, è di assecondare la vocazione turistica del territorio.
Ma veniamo al documento congiunto Gentile-Nucara che comincia così: «La centrale a carbone di Saline non sarà mai realizzata». E spiegano: «I motivi sono molteplici, ma in primis, vi sono le decisioni politico-amministrative dei comuni interessati e soprattutto della Regione Calabria. Abbiamo criticato tante volte il presidente Agazio Loiero, ma su questo problema avrà tutto il nostro appoggio. La società Sei osserva che in fondo l'inquinamento atmosferico e quello del suolo sono ben contenuti nei limiti previsti dalla normativa vigente. Prendiamo per buono questo dato, ma non ci viene spiegato cosa succederebbe in caso di incidente».
«Vogliamo ricordare – scrivono Gentile e Nucara – a tutti quello che successe a Seveso il 10 luglio 1976. In quell'occasione ci fu un incidente nello stabilimento che produceva prodotti chimici per diserbanti. Per un imprevisto fu rilasciata dallo stabilimento una quantità non definita di diossina. I provvedimenti andavano dall'evacuazione della popolazione, alla demolizione delle case vicine. L'inquinamento fu generalizzato, e l'atrazina finita nelle falde acquifere rese l'acqua non potabile, tanto da indurre l'allora Ministro della Sanità ad alzare i livelli dell'atrazina. E così l'acqua divenne potabile per decreto».
Aggiungono i due parlamentari calabresi: «Fosse solo il principio di precauzione, già sarebbe sufficiente per un no chiaro e forte. Ma vi sono molti altri motivi. La vocazione del territorio su cui dovrebbe insistere la centrale è prettamente agricolo-turistica. Sarebbe difficile soggiornare in un albergo, magari già costruito, nei pressi di una centrale a carbone. I prezzi immobiliari di case e terreni agricoli crollerebbero dall'oggi al domani. Chi pagherebbe questi danni al singolo cittadino? O all'imprenditore che ha investito su strutture alberghiere? O all'agricoltore che si è impegnato a produrre prodotti di nicchia?».
«Il sindaco di Montebello – continua il documento – con il no deciso della sua amministrazione ha imboccato la strada giusta, anche se bisogna ammettere che il problema non è solo suo, poiché le emissioni gassose della centrale non conoscono i confini amministrativi. La Calabria, ed in particolare la provincia di Reggio, ha un esubero di produzione energetica rispetto ai suoi consumi. Centrali elettriche a gas sono in costruzione, ma soprattutto la Regione s'è fatta carico dei problemi del Paese con il suo nulla-osta al rigassificatore da allocare nel porto di Gioia Tauro».
Gentile e Nucara, rivolgendosi agli azionisti della Sei, concludono: «Avete preso un'iniziativa senza sbocchi, limitate i danni rinunciando alla realizzazione di una centrale che nessuno vuole, né a destra, né a sinistra, né al centro. Siamo fermamente convinti della giustezza delle nostre posizioni e siamo certi che tutta la delegazione parlamentare calabrese sosterrà la nostra iniziativa».
Il Wwf regionale, da Catanzaro, ha intanto diffuso una nota nella quale plaude al no pronunciato dalla Regione e dà spiegazioni, tecniche, definendo la fonte energetica del carbone «come la più inquinante».


14 agosto 2008

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Dopo 100 giorni


Anche Newsweek promuove a pieni voti Berlusconi

Dario Caselli
13 Agosto 2008
Cento giorni da miracolo. Il lusinghiero bilancio dei primi tre mesi di operato del quarto governo Berlusconi è arrivato direttamente dagli Stati Uniti e precisamente dalla rivista “Newsweek”, che negli anni passati non ha lesinato critiche al nostro Paese.
Invece stavolta giunge una promozione con lode per l’Esecutivo guidato dal Cavaliere con un articolo dal titolo eloquente: “Miracolo in cento giorni”. Ed appunto il magazine d’oltreoceano precisa che “nei suoi primi 100 giorni al potere Silvio Berlusconi può aver compiuto l’impossibile: ha stabilito un controllo su questa apparentemente ingovernabile nazione a un livello senza precedenti nella moderna storia italiana”.
Secondo l’analisi degli statunitensi in Italia oggi “i partiti dell’opposizione sono impantanati nei loro bisticci e Berlusconi, primo ministro per la terza volta dal 1994, ha un’approvazione del 55 per cento, superiore a quella di Gordon Brown in Gran Bretagna, Nicolas Sarkozy in Francia e Josè Luis Rodriguez Zapatero in Spagna”. Da qui la considerazione che, mentre il governo Prodi era ostacolato da un’esile maggioranza al Senato e da una coalizione di nove partiti, Berlusconi “ha saputo sfruttare una legge elettorale del 2005 che ha cancellato i piccoli partiti” portandolo a una “sorprendente vittoria a valanga dalla quale l’opposizione sta ancora cercando di riprendersi”.
Un Berlusconi che in sostanza rispetto a sette anni fa ha “perso poco tempo nel consolidare la propria autorità”. Infatti “dopo dieci anni di crescita economica vicina allo zero gli italiani chiedono sicurezza finanziaria e di altro genere. E Berlusconi lo sta facendo con una competenza da pugno d’acciaio in guanto di velluto”. Ma a colpire in particolare la rivista a stelle e strisce è stato il modo con cui il premier ha affrontato sia la vicenda rifiuti in Campania: “Emblematica è stata la sua capacità di pulire le strade di Napoli”; sia il tema criminalità: “Con la stessa determinatezza ha affrontato la percezione che il crimine violento sia in crescita”. Atteggiamenti che per “Newsweek” “potrebbero dare a Berlusconi la copertura per affrontare alcuni dei problemi più profondi dell’Italia”.
Non c’è che dire, più di una promozione per questo governo che ha rscontrato il plauso della maggioranza dove proprio il ministro Rotondi dice di non essere meravigliato dall’editoriale di “Newsweek” visto che “è sotto gli occhi di tutti lo straordinario lavoro fatto finora dal presidente del Consiglio e da tutto l'esecutivo”. Imbarazzo, invece, dall’opposizione in cui è evidente l’impaccio per un articolo di una rivista che proprio spesso dal centrosinistra avevano utilizzato come arma contro lo stesso Berlusconi. Così solo Paolo Gentiloni, responsabile della comunicazione del Pd, riesce a replicare invitando gli esponenti della maggioranza affinchè “ leggano bene quello che scrive “Newsweek”, perchè accanto ad alcuni giudizi positivi c’è anche la constatazione di un profondo malessere sociale ed economico del Paese”.
Editoriali a parte però sono proprio i dati di questo primo scorcio della legislatura a confermare le lusinghiere analisi di “Newsweek”. Infatti non è un caso, che fino ad ora le leggi approvate siano il doppio rispetto ai primi cento giorni del governo Prodi. In tutto dodici, di cui undici come conversione di decreti legge e solo un disegno di legge: il “Lodo Alfano”. Provvedimenti tutti di ispirazione governativa, il che permette già di individuare questa Legislatura come quella in cui il governo svolgerà un ruolo di guida ma anche di forte impulso nell’attività parlamentare. Un aspetto che però alla lunga potrebbe incidere negativamente relegando Camera e Senato al ruolo di semplici uffici di ratifica delle decisioni prese dal governo. Ciò spiega anche la lettera che giorni fa i capigruppo Cicchitto e Gasparri hanno inviato allo stesso Berlusconi proprio per creare una sorta di “cabina di regia” con l’intento proprio di un maggiore coinvolgimento dei parlamentari nelle scelte governative.
Tornando ai numeri tra le dodici leggi oltre il lodo Alfano, che ha stabilito un record particolare e cioè di soli venti giorni per l’approvazione, troviamo normative importanti come il decreto legge sull’emergenza rifiuti, che ha permesso alla Campania di uscire dalla crisi, o quello sulla sicurezza. Senza dimenticare quello sul potere d’acquisto delle famiglie, che ha eliminato l’Ici, o il disegno di legge che ha portato all’approvazione del Trattato di Lisbona. Come detto facendo un raffronto con la scorsa legislatura risalta il maggiore impegno di questo governo visto che allora furono appena sei i provvedimenti varati. La metà, quindi, e tutti d’iniziativa governativa.
Dal governo al Parlamento, qui sul fronte del numero complessivo delle sedute finora al Senato sono state 48 per 110 ore complessive, mentre Montecitorio si è fermato a 44 sedute ma con più ore di lavoro: 240. Sempre dando uno sguardo a quanto fatto nella scorsa legislatura alla Camera sono quasi 100 le ore in più , visto che allora furono complessivamente 149. Ma è il dato del Senato che fa maggiormente riflettere visto che rispetto alla XV legislatura a Palazzo Madama prima della pausa estiva furono soltanto trenta le sedute dei senatori. Quasi venti riunioni d’Aula in meno, un dato che la dice lunga sullo scarso impegno del Senato. Inferiore anche il numero delle sedute della Camera quando era guidata da Fausto Bertinotti. Allora furono 36 contro le 44 attuali.
La conferma di una ridotta attività del Parlamento nell’era della vittoria dell’Unione, una vittoria che poi si dimostrerà più fragile del previsto. Non manca nemmeno qualche curiosità in questa prima fase di legislatura come quella del numero complessivo dei progetti di legge presentati che alla Camera sono stati 1.534 proposte di legge di cui 1.501 di iniziativa parlamentare, 22 del governo, sette delle regioni e quattro di iniziativa popolare. A Palazzo Madama invece in totale sono 940 i disegni di legge, ai quali si aggiungono i 12 trasmessi dalla Camera per un totale di 952. Venticinque sono quelli di iniziativa del governo, 921 d’iniziativa parlamentare, 4 di iniziativa popolare e due dei Consigli regionali. Infine i promossi ed i bocciati: la “maglia nera” per le assenze al voto tocca a Mirko Tremaglia del Pdl, che non ha partecipato a nessuna votazione da fine aprile ad oggi. A seguire Piero Fassino, assente all’85 per cento delle votazioni ed Antonio Angelucci del Pdl con l’83 per cento delle assenza. Il record invece per il numero maggiore di proposte di legge spetta ad Angela Napoli, deputata del Pdl con 66 proposte di legge, seguita da Luca Volontè dell’Udc con 51 progetti di legge e Francesco Colucci del Pdl con 33 proposte di legge.

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28 luglio 2008

Le statistiche sull'attività a Montecitorio

La Bindi e la Napoli deputate modello

Francesco Bongarrà
ROMA

Mariella Bocciardo, Remigio Ceroni, Paola Frassinetti, Maurizio Lupi e Gaetano Nastri, tutti del PdL, e Rosy Bindi del Pd sono i sei «stakanovisti» dell'Aula di Montecitorio: hanno infatti partecipato a tutte le votazioni che si sono tenute in Assemblea dalla prima seduta della XVI legislatura alla più recente, che si è tenuta giovedì.
A cento giorni esatti dall'apertura del Parlamento dopo le elezioni, la «maglia nera» per le assenze al voto tocca a Mirko Tremaglia (PdL): non ha partecipato a nessuna votazione. L'esponente di An è seguito in classifica da Piero Fassino (assente all'85% delle votazioni) e da Antonio Angelucci (PdL, 83%).
Dall'inizio della legislatura le sedute sono state 42.
La «palma» di primatista per le proposte di legge presentate spetta, invece, ad Angela Napoli (PdL), con 66 testi depositati. La Napoli è seguita in classifica da Luca Volontè (Udc, 51), Francesco Colucci (Pdl, 33), Giacomo Stucchi (Lega, 29) e Giorgio Jannone (Pdl, 28). Sono invece 379 (su 630) i deputati che ad oggi non risultano firmatari di proposte di legge.
Le leggi approvate ad oggi sono undici, tutte di iniziativa governativa. Si tratta, in particolare di dieci conversioni di decreti legge e di un disegno di legge del governo (il lodo Alfano).
Le proposte di legge presentate alla Camera dall'inizio della legislatura sono state 1.534. Di queste, 1.501 sono state di iniziativa parlamentare, 22 sono del Governo, sette delle regioni e quattro di iniziativa popolare.
Dall'inizio della legislatura alla Camera sono state presentate 1.271 interrogazioni, interpellanze, mozioni, risoluzioni ed ordini del giorno. Il deputato più attivo è stato Tommaso Foti (PdL) con 44 atti. Poco meno di 200 deputati, invece, non ne hanno presentato nessuno.

13 luglio 2008

Catanzaro Accuse anche dall'on. Napoli


Diritto allo studio Il piano regionale nel mirino del Sap

Giuseppe Lo Re, Catanzaro

Cosa fanno insieme il deputato del Pdl Angela Napoli, il sindacato di polizia Sap e la Federazione italiana scuole materne? Ad unire i tre "mondi" è il Piano regionale per il diritto allo studio, che ha aperto un duro fronte di contestazione. Ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa a Catanzaro, la parlamentare del Pdl, i vertici regionali e provinciali del Sap (Vincenzo Albanese e Sergio Riga) ed il rappresentante della Federazione scuole materne, Leonardo Manti, hanno fatto il punto della situazione. E lanciato pesanti accuse all'assessore regionale all'Istruzione, Domenico Cersosimo. Ad accendere la miccia, per quanto riguarda il Sap, sono state le dichiarazioni dell'amministratore a "giustificazione" della bocciatura del progetto per l'erogazione di 69 borse di studio (intitolate a Nicola Calipari) per i figli e gli orfani dei poliziotti calabresi. Albanese e Riga hanno contestato nella forma e nella sostanza l'esclusione del progetto (che prevedeva una spesa di appena 15 mila euro) dal piano regionale per il diritto allo studio peraltro inserito nei tre anni precedenti. «Non solo ci sentiamo offesi – ha detto Albanese – ma riteniamo la decisione della Regione una penalizzazione nei confronti dell'intera categoria dei poliziotti». L'on. Napoli ha allargato il fronte delle contestazioni: associandosi alla protesta del Sap («si taglia in questi settori, mentre i capigruppo in Consiglio regionale si aumentano lo stipendio di 1.400 euro al mese e la Giunta continua a pagare 95 consulenti»), il deputato ha puntato l'indice anche contro «la mancata garanzia del diritto allo studio per 14 mila bambini calabresi che frequentano le scuole paritarie escluse dalla ripartizione dei finanziamenti», l'«assenza di attenzione per il settore della ricerca» e lo «spreco di risorse rappresentato da iniziative come quelle riservate ai docenti universitari in occasione del 60. anniversario della Costituzione». Un tema, quello delle scuole paritarie, ripreso da Manti: «In Calabria – ha denunciato – il piano del diritto allo studio esclude 14.787 bambini iscritti nelle 760 sezioni delle scuole materne paritarie. È una vicenda sconcertante, contro la quale ci batteremo in tutte le sedi».

11 luglio 2008
Rende, la procura prosegue le indagini

A tutto campo l’inchiesta dei magistrati cosentini sui conflitti di interesse e le vicende urbanistiche Presunte commistioni tra consiglieri e costruttori. Chiusura prevista per il prossimo autunno La Procura della Repubblica di Cosenza sta continuando l’ indagine sulla complessa vicenda urbanisticopolitica del comune di Rende, aperta subito dopo lo speciale giornalistico della Provincia Cosentina, nello scorso autunno . L’inchiesta, aperta all’epoca dal procuratore facente funzioni, Franco Giacomantonio, è coordinato dall’attuale numero uno di via Sicilia, Dario Granieri . L’inchiesta della procura punta a verificare se la complesse denunce formulate da alcuni consiglieri di opposizione sulla confusione di ruoli fra amministratori comunali e imprenditori nasconda anche dei risvolti di carattere penale . Da Spartaco Pupo (interrogato dai carabinieri diversi mesi fa) a Mimmo Tallarico si sono moltiplicate le accuse di commistione fra il ruolo di consiglieri comunali e costruttori. Ma l’intervento politico più incisivo e autorevole è quello formulato dal deputato di Alleanza Nazionale, Angela Napoli, che mise in evidenza anche il rischio di un’infiltrazione di capitali mafiosi nelle acquisizioni di immobili costruiti nel centro economicamente più importante della provincia di Cosenza. La Napoli evidenziò una serie di incongruenze nell’esercizio della funzione di consigliere comunale e di costruttore. E su questa direttrice lavora la procura cosentina, che cerca le prove di un interesse privato esercitato da chi ha votato atti di importanza vitale dal punto di vista urbanistico (come i Pau, per esempio ) e dopo si è trovato nelle condizioni di essere imprenditore di primo livello, interessato da volumetrie e costruzioni. A seguito della nostra inchiesta il Sindaco di Rende, Umberto Bernaudo, presentò una denuncia alla Procura per diffamazione, archiviata

8 luglio 2008
Il "sacco" approda anche in Parlamento

Angela Napoli (PdL): «Fare chiarezza e impedire lo scempio»

Teresa Munari

ROMA
«Impedire lo scempio della costruzione della centrale a carbone nell'area ex Liquichimica di Saline Ioniche», assecondando «le posizioni assunte giustamente dalle locali Istituzioni e dell'intero Consiglio regionale calabrese», e controllare le procedure di vendita intraprese dalle Ferrovie dello Stato per il sito dismesso delle Officine grandi riparazioni che fin dal primo tentativo di cessione ai privati avvenuto con bando pubblico nel 2004 avevano acceso gli appetiti della 'ndrangheta.
La duplice ed incisiva richiesta è stata inoltrata ai ministri dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, con un'interrogazione a risposta scritta, dall'on. Angela Napoli, prima voce in Parlamento a levarsi con chiarezza e senza infigimenti contro il progetto che la parlamentare , rilevate una serie di discrepanze , bolla come «decisamente superficiale».
Angela Napoli chiede dunque ai ministri «urgenti iniziative al fine di impedire lo scempio che la costruzione della centrale a carbone determinerebbe nell'area, dove la gente, archiviato con fatica il "Sacco di Saline", oggi guarda a un inedito sviluppo turistico con la fiducia di chi sente finalmente dalla propria parte le istituzioni locali, ma soprattutto la Giunta calabrese guidata da Agazio Loiero e dell'intero Consiglio regionale».
Ai ministri dell'Ambiente e tutela del territorio e sviluppo economico, Angela Napoli ricorda che per realizzare una centrale a carbone, di oltre 1200 megawatt, la multinazionale svizzera Sei avrebbe acquistato dalla Sipi l'area dove sorgeva l'ex Liquichimica, nel comune di Montebello Jonico, impegnando l'ingente cifra di un miliardo di euro, cui si aggiungerebbero 500 milioni di euro di investimento per le infrastrutture, più 1,7 milioni di euro l'anno per i costi di esercizio.
La Napoli rileva anche che «l'area su cui gravano gli interessi della Sei e della Sipi è da anni fonte di speculazione, e che non è ancora chiara la titolarità dell'area, almeno fino a maggio scorso, quando la giornalista della Rai, Flavia Marimpetri, inviata a Saline per un servizio sull'area ex Liquichimica, è stata boicottata dai responsabili locali della Sei e della Sipi, che le hanno negato l'accesso al sito, tanto da far definire "vergognosi" i comportamenti riservati all'inviato, a testimonianza degli interessi "nascosti" di quelle industrie, certamente contrari al bene comune».
La parlamentare del Pdl ha quindi ricordato l'evolversi dei fatti che portano alla situazione odierna.
«Nel 1974 – si legge nel documento ispettivo – il ministero dell'Ambiente aveva bloccato la produzione e la commercializzazione di bioproteine per il rischio di agenti cancerogeni e negli anni '80, dopo il fallimento della Liquichimica, l'impianto fu acquistato dall'Enichem; nel 1997 il consorzio Sipi (Saline Ioniche Progetto Integrato), costituito da imprenditori locali, ha rilevato all'asta gli impianti e i terreni ex Enichem con l'obiettivo di rottamare il ferro e l'acciaio degli impianti e rivendere il terreno; ma tutto è rimasto inalterato; nel 2006 la Sei spa ha acquistato il terreno con l'obiettivo di valorizzare l'area industriale realizzando una centrale; mentre sempre nella stessa area e non distante da Montebello Jonico, le Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato, il cui sito è stato chiuso anni fa ed oggi è sul mercato anche se, secondo le indagini dei magistrati reggini, sarebbe stato obiettivo delle cosche mafiose per realizzarvi in centro commerciale».
Angela Napoli ricorda ai ministri competenti che le Istituzioni locali e regionale, si sono già espresse «contro la realizzazione della centrale a carbone, che andrebbe a rovinare uno dei pezzi più belli della costa reggina calabrese che potrebbe riscattarsi diventando polo turistico-culturale- naturalistico».
E infine conclude: «La costruzione della centrale a carbone, del tutto inutile, risulterebbe distruttiva del territorio ed inquinante; d'altra parte il Governo nazionale per far fronte alla crisi energetica ha ufficialmente mostrato interesse verso il nucleare, ed appare davvero non conciliabile la scelta della Sei per la centrale a carbone. Si tratta dunque di verificare con urgenti iniziative i rapporti tra le società Sei e Sipi per individuare i reali proprietari dell'area ex Liquichimica di Saline Joniche; così come sarebbe necessario verificare cosa stia accadendo nel riavvio della procedura di vendita delle Officine Grandi Riparazioni di Saline da parte delle Ferrovie dello Stato».

9 giugno 2008
Lo Stato «E’ impossibile penetrare nella struttura familiare della ‘ndrangheta»

Parla Angela Napoli (Pdl) eletta in Calabria


«C’è la garanzia dell’impunità»

Leggi «In Italia sono troppo permissive»

Fabio Perugia
f.perugia@iltempo.it

Vive sotto scorta da cinque anni. Angela Napoli , deputata del Pdl eletta in Calabria, la ‘ndrangheta la combatte ogni giorno. Conosce la composizione dei clan, la psicologia dei boss. Conosce il terrore che incute nelle menti dei calabresi.
- Onorevole, qualche giorno fa qualcuno ha sparato a un bimbo davanti a decine di persone. Possibile che nessuno abbia visto?
«La malattia della Calabria è che la gente non parla: questa è la causa della crescita della ‘ndrangheta. Questa organizzazione è la più pericolosa e pervasiva ormai in tutto il mondo».
- Può spiegare qual è la sua forza?
«Ha un enorme potere finanziario e una grande capacità di rigenerarsi. C’è l’ala militare, ma anche quella nelle istituzioni. Sono dentro il Palazzo, magari con 2 o 3 lauree: gestiscono il potere».
- Il quartier generale è sempre in Calabria?
«Le cosche madri sono lì. Ma ormai le “sedi” sono in tutta Italia ed Europa, anche se mantengono i rapporti con le “sedi” originarie. Guardate la strage di Duisburg: erano tutti di S. Luca».
- Dove svolgono oggi la maggior parte delle attività?
«All’estero, perché lì gestiscono meglio gli affari, i traffici e in particolare il riciclaggio. In Germania, per esempio, non c’è una legislazione ottimale per colpire un’organizzazione così. In ogni caso è in tutto il contesto europeo che non ci sono leggi valide».
- L’organizzazione dove si è spostata in questo anni?
«Germania, Francia, Spagna, Belgio, tutti i Paesi dell’Est. A Bruxelles hanno interi quartieri».
- Perché i Calabresi non danno cenni di reazione? In Sicilia qualcosa si è mosso.
«E’ diverso. La ‘ndrangheta non ha quasi mai accesi i riflettori contro. La gente per strada ha paura. Qui prevale il criterio dell’omertà che non porta le persone a reagire. E lo Stato non riesce ad intervenire. La strutture della ‘ndrangheta non permette la penetrazione. I pochi esempi di chi ha provato a combatterla non sono incoraggianti. Mi faccia denunciare una cosa».
Prego.
«C’è un eccessivo garantismo. Le leggi sulla criminalità organizzata sono troppo permissive. I boss entrano ed escono dal carcere. C’è la garanzia dell’impunità».


22 maggio 2008

19 maggio 2008

Reggio Intervento dell'on. Angela Napoli (Pdl) sull'immigrazione
Napoli:
«Tassi di clandestinità a livelli drammatici in Calabria»

Reggio Calabria «L'immigrazione clandestina sta minando la sicurezza dei cittadini ed è, pertanto, indispensabile intervenire celermente con regole ferme, per allentare la paura che, in particolare negli ultimi anni, ha coinvolto gli Italiani. Ed è quanto si sta apprestando a fare il nuovo Governo Berlusconi».
A sostenerlo è il deputato del Pdl Angela Napoli che aggiunge: « Sento di segnalare l'attenzione, proprio in termini di "sicurezza", che richiederebbe anche la nostra Calabria. Mi è, infatti, sembrato che si stia guardando alla situazione del Centro-Nord, trascurando ciò che accade in Calabria. Secondo i dati de "Il Sole 24Ore" Crotone è in testa per tasso di clandestinità, Reggio e Cosenza rientrano nelle prime dieci, sempre per presenza di clandestini. Non v'è dubbio che la Calabria andrebbe osservata anche in questo settore, tenendo conto che l'immigrazione clandestina oltre allo sfruttamento nel lavoro, diventa facile preda della criminalità». Ciò che preoccupa l'on Napoli è la sottovalutazione, a livello governativo, della situazione vissuta dalla Calabria a causa dello strapotere dilagante della ndrangheta: «Nel reggino, nel crotonese e nel lametino – sostiene – sono in atto sanguinose faide tra le cosche. Nonostante questa recrudescenza mafiosa, i calabresi sono costretti a registrare revoche del regime del 41 bis per noti boss, l'uso dilagante del "patteggiamento in appello" per persone condannate in primo grado per associazione mafiosa. Proprio due giorni fa è stato scarcerato Pantaleone Mancuso, boss del clan di Limbadi, condannato a dieci anni in primo grado per associazione mafiosa. Non parliamo poi delle "scarcerazioni facili" di criminali che imperversano sul territorio calabrese con preoccupanti azioni estorsive e intimidatorie».
L'on. Napoli conclude: «Occorrono norme che pongano i Giudici nelle condizioni di garantire "l'effettività della pena" per i mafiosi. Occorre un'attenzione specifica che evidenzi l'attuazione, in termini di sicurezza e di contrasto alla criminalità organizzata, di ciò che noi del Popolo della Libertà abbiamo garantito in campagna elettorale».(r.r.)

16 maggio 2008
Reggini in parlamento
L'esponente di Alleanza Nazionale analizza i problemi calabresi
e indica la traiettoria del suo impegno alla Camera dei deputati

Angela Napoli: quello che le donne fanno«I tempi sono difficili ma dobbiamo credere nella possibilità di riscatto di questa meravigliosa terra»
di Pino Toscano

L'on. Angela Napoli vanta diverse legislature e ha maturato esperienze significative, come quella di vicepresidente della Commissione nazionale antimafia. Con un impegno più volte sottolineato pubblicamente da Fini, che la considera una delle migliori risorse del partito.
– La prima sensazione, a giudicare dalle scelte territoriali di ministri e sottosegretari, è che questo governo non abbia uno sguardo attento alla Calabria, anzi la consideri quasi un fastidio. È una sensazione superficiale?
«Voglio sperare che tale sensazione, peraltro comune alla quasi totalità dei cittadini calabresi, sia davvero superficiale. I problemi della Calabria sono tali che sarebbe stato impossibile pensare di colmarli con la nomina di un ministro. Dovranno essere governo e parlamento a dare soluzione alle esigenze della Calabria, ma soprattutto sarà compito dei parlamentari calabresi fare da pungolo affinché questa regione venga aiutata a diventare competitiva».
– Lei si batte per la legalità. Una battaglia sempre più difficile nella nostra regione, stando agli ultimi eventi. Non le capita mai di avvertire un senso di sconforto?
«Non nascondo che i momenti di sconforto sono tanti e che nascono in me soprattutto quando rilevo che parte delle istituzioni calabresi non lavora per garantire il rispetto della legalità e quando sono costretta a prendere atto che le mie battaglie vengono strumentalizzate. Ritengo però, al di là delle mie sensazioni, che oggi molti cittadini stiano vivendo con grande inquietudine la situazione di enorme pericolo prodotta dall'escalation della 'ndrangheta, specie nella Piana di Gioia Tauro».
– Mentre, tuttavia, la lotta alla 'ndrangheta ottiene risultati, si scopre che la procura di Reggio è infestata di cimici, talpe e corvi. Un paradosso che certo non aiuta i cittadini ad avere fiducia nella magistratura.
«Gli episodi registrati sono solo l'ultima dimostrazione dell'aria, certamente non salubre, che da tempo si vive nella procura reggina. Sono certa, però, che quanto è emerso a Reggio sia comune ad altre strutture giudiziarie calabresi. Il tutto mi appare come frutto di ingiustificate "rivalità" tra gli stessi magistrati, che finiscono col non dare un "buon servizio" all'intera amministrazione della giustizia. Questi episodi, che peraltro minano la fiducia dei cittadini nei confronti della giustizia, contribuiscono infatti, a mio avviso, ad intaccare anche l'autonomia costituzionale della stessa magistratura. Nel ribadire sincera solidarietà a tutti quei magistrati che con la loro seria attività quotidiana contribuiscono ad assicurare un vero contrasto alla 'ndrangheta e alle sue collusioni, voglio aggiungere l'invito a ricordare che i calabresi hanno sete di "giustizia vera". Mi sembra, altresì, corretto ricordare che la politica deve fare la sua parte, assicurando norme legislative che mettano i giudici nelle condizioni di garantire la giustizia e, quindi, l'effettività della pena».
– La sicurezza è il tema del giorno. Ma nelle grandi città si sta scatenando la caccia al rom. Il sindaco di Reggio ha risolto il problema, lasciato a marcire per decenni, agendo contemporaneamente sul versante della bonifica del sito e su quello dell'inclusione sociale dei nomadi. Il "metodo Scopelliti" rischia di essere sostituito dalle molotov. Possibile che non si capisca?
«Non è un caso che Scopelliti risulti tra i sindaci più amati dagli italiani. Le sue scelte sul problema dei rom hanno evitato a Reggio quanto sta accadendo a Napoli. È un esempio da seguire».
– Reggio ha undici parlamentari. È il numero delle squadre di calcio. Un gioco collettivo. Può funzionare anche in politica?
«Sono convinta che sul tema della crescita della collettività non ci si può dividere. La partita in Calabria è in "gioco" e la si può vincere solo con una "intesa di squadra"».
– Si riparla del Ponte e dell'Alta velocità ferroviaria. È il tempo della svolta?
«È sicuramente giunto il tempo di definire quella svolta iniziata nel 2001 e, pertanto, non si potrà che ripartire da quelle opere rimaste incompiute per volontà del governo Prodi e di qualche suo ministro».
– Il turismo è una delle grandi scommesse. Reggio ci crede e, in qualche misura, si è messa in cammino. Si può fare?
«Il turismo rappresenta per l'intera Calabria una delle grandi risorse di sviluppo. Purtroppo fino ad oggi non è stato considerato come tale, vuoi per mancanza di cultura adeguata, vuoi per carenza di interventi politici mirati. Basterebbe verificare come sono stati utilizzati i finanziamenti in questo settore, che necessiterebbe, ribadisco, di scelte strategiche e trasparenti. Va riconosciuta la capacità, in controtendenza, dell'amministrazione Scopelliti. Reggio è diventata polo di grande richiamo turistico e culturale».
– Certo, però, se continua la media di tre auto incendiate a notte e non si prendono mai i responsabili...
«Purtroppo gli effetti della criminalità, non solo di quella organizzata, sono verificabili in tante altre città calabresi e nazionali. Questa piaga resiste, nonostante l'abnegazione delle forze dell'ordine, per l'impossibilità di una efficiente azione di controllo dovuta alla mancanza di un adeguato supporto finanziario. L'ultima legge finanziaria varata dal governo Prodi ha infatti cancellato ingenti risorse. Sono certa che i provvedimenti dell'esecutivo Berlusconi garantiranno particolare attenzione al settore della sicurezza».
– La Regione sembra finita in un vicolo cieco. E lo stesso centrodestra non brilla per vivacità.
«La Regione Calabria è entrata nel "vicolo cieco" all'indomani dell'omicidio Fortugno e non è più riuscita a individuare le strategie necessarie per uscirne. Il fallimento della gestione politica, il coinvolgimento in procedimenti giudiziari di buona parte dei consiglieri, la decretazione di emergenza in molti settori, tra cui quello della sanità, comporterebbero un gesto di responsabilità da parte della giunta. Purtroppo l'opposizione ha la colpa di non essere riuscita a far sentire la sua presenza».
– Buttafava diceva: la vita è bella nonostante. Dobbiamo sperare "nonostante"?
«Guai se perdessimo la speranza! Abbiamo creduto per tanti anni nella possibilità di riscatto di questa meravigliosa regione; riscatto fino a oggi negato, a causa della presenza della criminalità organizzata e del sistema di malaffare e di corruzione che ha coinvolto buona parte delle istituzioni e della società. Devo dire, però, che nonostante tutto si incominciano a vedere sprazzi di luce, anche grazie al "sistema Scopelliti" a Reggio o al "sistema Traversa" a Catanzaro. I cittadini calabresi nelle ultime elezioni politiche hanno dato un grande segnale di consenso al Popolo della Libertà. Adesso tocca al governo e a noi parlamentari calabresi non deludere la fiducia riposta e non mortificare le speranze».

3 aprile 2008

I N T E R V I S T A O M I C I D I O C R I S T E L L O :
PARLA ANGELA NAPOLI DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA

«’Ndrangheta in Brianza, ci sarà altro sangue»
«Colpa degli inquirenti: a lungo hanno sottovalutato le infiltrazioni al Nord»
di DARIO CRIPPA

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11 aprile 2008

L’INTERVISTA

La battaglia di Angela Napoli
«Senza la legalità non c’è sviluppo»

di MASSIMO CLAUSI


ANGELA Napoli concorre per il Pdl a sedere per la quinta volta consecutiva a Montecitorio. E’ la pasionaria di An. Le sue battaglie per la legalità la costringono da cinque anni a vivere sotto scorta. Anche questa intervista ha una location particolare: la macchina blindata della sua scorta.

Pentita? Si è mai chiesta se ne vale la pena?
«Quest’esperienza mi ha insegnato che peso può avere su una persona la mancanza di libertà che scaturisce da un impegno prima civile e poi politico. Guai se si pensasse che quella per la legalità è una battaglia persa. E’ chiaro che anch’io ho avuto i miei momenti di sconforto, sono stata tentata dal dire basta. Poi sono tornata subito sui miei passi, stimolata da un lato dai cittadini che mi hanno scelto come punto di riferimento, dall’altro dall’amore che ho per la Calabria. La mia esperienza personale ha rafforzato le mie convinzioni. Vorrei far capire a tutti i calabresi che la mancanza di libertà è la vera cappa che affligge questa regione».
Ha mai avvertito la sua come una battaglia di pochi volenterosi? Non ci sembra che a Roma la Calabria sia davvero al centro dell’attenzione
«Non è così. Il dibattito a Roma su queste cose è vivo. A livello nazionale il Pdl ha parlato molto di sicurezza e lotta alla criminalità evidenziando le contraddizioni del governo Prodi. Non si può parlare di contrasto alla criminalità e poi tagliare circa un miliardo di euro, come è stato fatto nell’ultima Finanziaria, al settore sicurezza».
I soldi alle forze dell’ordine bastano?
«Da soli certamente no. Noi proponiamo anche leggi adeguate che garantiscano la certezza dell’espiazione della pena, eliminando rito abbreviato e patteggiamento per i mafiosi».
A che punto è la lotta alla criminalità organizzata?
«Purtroppo gli ultimi accadimenti hanno evidenziato aspetti inquietanti. I fatti di Crotone e ancor prima quelli di Duisburg dimostrano il coinvolgimento di persone sempre più giovani. Anche l’abolizione della Bossi-Fini sull’immigrazione ha finito per creare maggiore manovalanza alla criminalità organizzata».
Ma lo Stato sembra arrivare sempre un minuto dopo
«Non è sempre così. Va anche detto che rispetto ai fatti di Crotone c’è stata forse una sottovalutazione della pericolosità delle cosche di quel territorio. Io stessa avevo lanciato l’allarme. La cattura dei presunti responsabili di atti intimidatori ad agenti di Polizia e la cattura di uno dei presunti appartenenti al commando che avrebbe dovuto attentare alla vita del pm Bruni hanno fatto parte di mie precise denunce, finite in atti parlamentari».
Lei rischia spesso e in prima persona. Che effetto le fa leggere sui giornali la vicenda che riguarda Alberto Sarra, capogruppo regionale di An?
«Mi auguro che non sia vero e che le indagini riescano a stabilire la verità. Se questa vicenda dovesse essere vera, mi addolora molto. An, non Angela Napoli ha nel suo Dna la lotta alla criminalità».
Senta, la relazione antimafia ha sollevato un polverone. Qualcuno dice che viene utilizzata a fini elettorali
«Io stessa ho criticato questo uso elettoralistico della relazione. Sono d’accordo che i calabresi assumano consapevolezza di queste cose, ma il vero contrasto non può essere più gestito attraverso relazioni o sbandieramenti degli atti in questa o quella colorazione politica. Ci vogliono norme precise che aiutino le forze dell’ordine nella cattura dei latitanti, nella confisca dei beni mafiosi».
Le confische sembrano languire
«Qui c’è un vuoto nella relazione. Occorre una legge che aiuti ancora meglio a individuare i beni illeciti. In questo la ‘ndrangheta si è fatta molto furba con le commistioni, i prestanomi. Io penserei a una legge che in questi casi invertisse l’onere della prova».
Chissà come saranno contenti gli industriali. A loro non mi sembra sia piaciuta molto la relazione
«Su questo sono d’accordo con Forgione. Addebito all’imprenditoria calabrese una mancanza di coraggio che ha portato alla non netta individuazione fra legale e illegale. De Rose ha ragione nel dire che l’allontanamento dall’associazione di chi paga il pizzo è un doppio danno per l’impresa, ma è una prima demarcazione fra chi scende a patti e si serve della criminalità e chi la combatte. Agli imprenditori calabresi chiedo più coraggio e unità».
Non le sembra che la sua attività politica si stia caratterizzando solo per la lotta alla mafia?
«In realtà io penso quotidianamente alle 250.000 famiglie calabresi che vivono il disagio sociale. Legalità, sicurezza e giustizia sono componenti fondamentali per far uscire la gente di Calabria da questa condizione. Senza legalità non c’è sviluppo».

Le donne in politica producono di più

sabato 05 aprile 2008

E’ questo il responso di un’ indagine resa nota da SherpaTv.
di Francesco Schiano


Sono state “radiografate” le azioni delle 109 deputate dell’ultima legislatura. Sorpresa. Ogni rappresentante del gentil sesso alla Camera ha prodotto in media 6,6 progetti di legge (contro i 4,8 dei colleghi uomini) ed ognuna delle 45 senatrici 6,4 (mentre i senatori si dono fermati a 5,8). Ma chi detiene il primato delle signore della politiche? Prima assoluta nella presentazione di progetti di legge come prima firmataria a Montecitorio risulta essere la deputata Angela Napoli (Alleanza Nazionale), con 71 proposte nell'arco della legislatura; seconda Luana Zanella (Verdi) con 50 ed Erminia Mazzoni (Udc) con 37. Al Senato è Maria Burani Procaccini (Forza Italia) al primo posto con 41 progetti di legge, seguita da Tiziana Valpiana (Rifondazione) a 28, Loredana De Petris (Verdi/Pdci) e Maria Elisabetta Alberti Casellati (Forza Italia) a pari merito a 18.
Commenta il dossier SherpaTv: se "non sarà una vera e propria carica, quella delle donne che entreranno in Parlamento dopo le elezioni del 13 e 14 aprile, senz'altro la percentuale rosa alla Camera e al Senato è destinata ad aumentare, stando alle liste che sono state presentate dai principali partiti politici in vista del voto". Insomma anche i politici uomini italiani sembrano aver compreso il valore della produttività al femminile: così il Parlamento del dopo 14 aprile avrà più donne rispetto al passato.
Ma il dossier di SherpaTv non si limita a considerare l’operato delle nostre parlamentari. Mette anche a confronto la presenza delle donne nelle istituzioni nazionali rispetto a quelle di altri Paesi, dove molte donne guidano paesi importanti: da Christine Kirchner in Argentina a Michelle Bachelet in Cile, da Maria Teresa Fernandez De La Vega alla cancelliera di ferro Angela Merkel, fino alla donna che potrebbe, alle elezioni di novembre, diventare presidente degli Stati Uniti, Hillary Clinton da first Lady a first President.
Insomma l'Italia sarà anche in ritardo da questo punto di vista ma le liste delle imminenti elezioni fanno sperare bene per il futuro. Un futuro politicamente in rosa.

Francesco Schiano
Ultimo aggiornamento ( sabato 05 aprile 2008 )


Roma - 04/04/2008 Ore 13:00


Parlamento in rosa: meno donne ma più produttive


I record di proposte di legge ad Angela Napoli (An) e Luana Zanella (Verdi)


Roma, 4 aprile 2008. Poche donne in Parlamento? Senza dubbio, ma più produttive dei colleghi uomini. Da un'indagine di SherpaTv è emerso che ciascuna delle 109 deputate della legislatura uscente ha prodotto in media 6,6 progetti di legge (contro i 4,8 dei deputati) ed ognuna delle 45 senatrici si è attestata a 6,4 (mentre i senatori si fermano a 5,8).
Le donne dei record
Record-woman assoluta di pdl presentate come prima firmataria a Montecitorio è la deputata del gruppo di Alleanza nazionale Angela Napoli, con 71 proposte nell'arco della legislatura, seguita da Luana Zanella (Verdi) con 50 ed Erminia Mazzoni (Udc) con 37.
A Palazzo Madama guida la classifica Maria Burani Procaccini (Forza Italia) con 41 progetti di legge, con alle spalle Tiziana Valpiana (Rifondazione ) a 28, Loredana De Petris (Verdi/Pdci) e Maria Elisabetta Alberti Casellati (Forza Italia) a pari merito a 18.
I numeri: Italia ed Europa
109 deputate su 630 (17%) e 45 senatrici su 335 (13,4%, considerando senatori a vita e subentri): questi i numeri della presenza femminile nelle nostre assemblee elettive tra il 2006 e il 2008.
Se sembrano percentuali esigue, va segnalato che la XV legislatura ha segnato per l'Italia un record positivo in tal senso: ciononostante, in rapporto agli altri Paesi Ue la rappresentanza parlamentare delle donne italiane resta modesta.
A confronto con i Paesi europei, infatti, la quota di deputate elette in Italia alla Camera dei deputati si colloca ampiamente al di sotto delle percentuali non solo dei paesi scandinavi, ma anche della Spagna (tutti al di sopra del 36%).
Anche in Germania e nel Regno Unito - Paesi anch'essi caratterizzati da sistemi bicamerali - la rappresentanza femminile è superiore a quella italiana, pur con differenze percentuali meno accentuate, mentre in Francia solo all'Assemblea nazionale la quota femminile (12,2%) è inferiore a quella italiana, mentre al Senato l'indicatore supera di 3 punti percentuali quello nazionale

Mercoledì 26 marzo 2008

ONOREVOLI FANNULLONI Smascherati dal test di produttività di TOMMASO MONTESANO

ROMA  Il portavoce del governo Prodi, il decano dei parlamentari e l'ex colonnello siciliano di Udeur e Partito democratico. Ecco da chi è formato il podio dei tre deputati meno produttivi di Montecitorio. Silvio Sircana, Ciriaco De Mita e Salvatore Cardinale. È a loro, secondo il sito internet www.openpolis.it, che spetta la palma dei parlamentari più pigri. In due anni di legislatura, infatti, non c'è traccia, o quasi, della loro presenza a Montecitorio. Tutto il contrario della deputata di Alleanza nazionale Angela Napoli, che in base ai coefficienti di calcolo utilizzati da Openpolis è la stakanovista della Camera. Dietro di lei Marco Boato (Verdi) e Luca Volontè (Udc). Per stilare la classifica della produttività degli onorevoli, il sito ha preso in esame la tipologia e il numero di atti firmati e cofirmati da ogni singolo parlamentare. Non solo i progetti di legge, quindi, ma anche gli interventi in aula e in commissione attraverso mozioni, interrogazioni, interpellanze, ordini del giorno e risoluzioni. Il risultato è una graduatoria in cui dieci è il punteggio massimo e zero il minimo. .........

......... La più produttiva, invece, è una donna di An: Angela Napoli. Ecco i suoi numeri: 72 progetti di legge presentati come prima firmataria, 80 come cofirmataria, 101 interrogazioni a risposta scritta, 12 interpellanze, due ordini del giorno. Una macchina parlamentare. “Io non rubo lo stipendio “, ringhia mentre corre su e giù per la Calabria dove è impegnata per la campagna elettorale (è stata ricandidata per il Popolo della Libertà). “E ci tengo a precisare che le poche assenze che ho fatto registrare a Montecitorio sono dovute alla mia attività di componente della commissione Antimafia e dell'Unione interparlamentare. Poi c'è il rapporto con il territorio”. A spingerla a tanto attivismo, spiega, è il rispetto verso i cittadini. Agli Elettori non possiamo dire “votateci” per poi dimenticarci di loro. Ai colleghi più pigri riserva solo una battuta sferzante: “Cofirmare appena due progetti di legge in una legislatura significa servirsi della qualifica di deputato per entrare a far parte della casta. Sono comportamenti come questi che contribuiscono a dipingere il Parlamento in modo inadeguato”.

28 FEBBRAIO 2008

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di Norma Ferrara

Sono uomini, donne, ragazzi /e che mettono in gioco se stessi, la loro vita e i loro affetti, per testimoniare la verità dei fatti. Sono voci indispensabili che rompono il muro del silenzio primo serbatoio cui attingono le mafie per sopravvivere, soprattutto nelle regioni del Sud Italia. “Non vi nascondo che è stato un lavoro difficile, anche sotto il profilo emotivo. Abbiamo ascoltato storie toccanti e vicende giudiziarie travagliate. Vite cambiate rapidamente, fra mille difficoltà e incertezze. E possiamo dirci soddisfatti del lavoro compiuto”. Con queste parole l’onorevole Angela Napoli il 27 febbraio, presso la sala di Palazzo S. Macuto a Roma, ha aperto la presentazione della relazione finale sui Testimoni di giustizia. Il documento, approvato in Commissione con un plenum di voti analizza il delicato iter di chi, non colluso con le organizzazioni mafiose, “spettatore” di fatti criminali accaduti, decide di testimoniare agevolando la Giustizia nell’accertamento dei fatti. Nonostante sia tutelata da una legge, la n°45 del 2007, la posizione del Testimone di giustizia è stata spesso sottovalutata, confusa con quella dei collaboratori di giustizia (in sintesi, i pentiti di mafia) e vissuta come un peso. Questa relazione, fra le altre cose, mette invece al centro un dato di fatto inconfutabile: il Testimone di giustizia è una risorsa per lo Stato, un bene prezioso da tutelare e sostenere.
La relazione fotografa la situazione attuale dei Testimoni di giustizia - sottolinea ancora Angela Napoli - “non a caso notevolmente diminuiti sino ad arrivare a soli 57 nel 2007”. Un calo che è dovuto ad una serie di mancanze soprattutto nel sistema di protezione, sostegno e tutoraggio. Analizzando punti critici e buone intenzioni, il team di lavoro della Commissione antimafia, oggi alla sua ultima uscita pubblica, ha fatto proposte strutturate e mirate nella speranza che possano essere recepite e trasformate in strumenti legislativi dal prossimo Governo. In particolare, oltre ad una ridefinizione del ruolo del Testimone di Giustizia il rapporto introduce alcune importanti novità: a partire dall’istituzione di una equipe di sostegno che si occuperà di seguire il Testimone e i suoi familiari in tutte le delicate fasi, dell’acquisizione dello status sino all’avvio e al mantenimento della una nuova vita: altra identità, altro luogo di residenza e spesso nuovo lavoro.
L’aspetto dello status economico e quello della protezione risultano inoltre, come emerge in alcuni passaggi della relazione, i punti chiave sui quali investire maggiormente (con sgravi fiscali e sostegni adeguati, visionati da un comitato di garanzia e una continua assistenza legale). Il cosiddetto Nop (nucleo operatori protezione ) inoltre dovrebbe essere composto da personale formato ad hoc per la tutela del Testimone di giustizia valutando le specificità, anche psicologiche, che lo differenziano dai Collaboratori. “Questo rapporto – sottolinea in chiusura Francesco Forgione - è l’ennesimo lavoro incisivo e efficace prodotto dalla Commissione antimafia in questo seppur breve periodo di lavoro. E’ un lungo elenco che va dall’approvazione del Codice Etico al pressing sull’equiparazione delle vittime delle mafie a quelle del terrorismo, dall’attenzione posta agli aspetti economico finanziari dietro i quali si nascondono gli affari delle mafie (vero motore rivoluzionario di questa Legislatura) sino alla nascita dello Sportello Scuola e Università, operativo già da alcuni mesi. E si legge a chiare lettere negli occhi dei singoli componenti della Commissione il rammarico di dover abbandonare proprio adesso. Soprattutto perché il Governo delle mafie, a differenza di quello della Repubblica, non sospende la sua attività, non si ferma. Anzi si rigenera continuamente.
28/02/2008



28 febbraio 2008

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28 febbraio 2008


La riforma normativa dei modelli di protezione di chi collabora con lo Stato viene auspicata dalla Commissione parlamentare antimafia
Un "tutor" per i testimoni di giustizia che vigili sull'attuazione dei programmi di sicurezza. In calo sono anche i pentiti di mafia

Teresa Munari
ROMA
Ultima apparizione pubblica ieri a Palazzo San Macuto per la Commissione parlamentare antimafia. Ma questa volta, a rappresentare il lavoro svolto nella XV legislatura, è stata l'on. Angela Napoli che, al fianco del presidente Francesco Forgione e del vice presidente Giuseppe Lumia, ha reso noti i risultati cui è pervenuto il Comitato da lei presieduto ed impegnato con i "testimoni di giustizia". Nel cedere il passo al Parlamento che verrà, la Commissione uscente auspica un modello nuovo per la protezione dei testimoni di giustizia che metta in atto «un cambiamento radicale nella gestione» dei collaboratori, e su un altro fronte invita a non demordere di fronte alla «difficoltà delle indagini patrimoniali», ganglio vitale negli accertamenti delle attività illecite e per questo rese più difficili dal sistema bancario italiano, consapevole che dietro alle movimentazioni sospette di tipo economico o finanziario, spesso si celano persone «incensurate o colletti bianchi che svolgono il lavoro di riciclaggio dei profitti illeciti della malavita organizzata».
Un discorso a tutto campo, ma che per esempio, nell'approfondire la situazione sui testimoni di giustizia, ha evidenziato un fenomeno in calo (nel 2002 erano 79) mentre ora gli ammessi al programma speciale sono 67, ma solo 18 hanno riferito sulla 'ndrangheta e ancora meno (nove) sono stati i testimoni disponibili ad assicurare alla giustizia i picciotti della mafia. «Un sostegno vitale per il sistema giudiziario, ma che langue perchè ha bisogno di maggiore assistenza e garanzie», ha detto la Napoli, che ha subito spiegato la differenza morale e civile che c'è fra i collaboratori di giustizia (delinquenti pentiti) e i testimoni, persone per bene che decidono di non soccombere al giogo della malavita organizzata.
«C'è bisogno di una riforma normativa, di un nuovo modello di protezione – ha spiegato il deputato di An – perché così come vanno le cose, i testimoni di giustizia non si sentono completamente garantiti dallo Stato, e allora diventa sempre più difficile scegliere di abbandonare tutto per riparare altrove cambiando nome, attività, abitudini». Su queste basi la Commissione ha elaborato una serie di proposte a partire «da un quadro informativo ampio e dettagliato sui diritti e i doveri connessi al loro nuovo status e dall'effettivo mantenimento del pregresso tenore di vita», fino ad assicurarsi la sinergia con una équipe multidisciplinare di professionisti e tecnici, in grado di valutare le singole situazioni per fornire le opportune soluzioni sul piano psicologico, sanitario, patrimoniale, lavorativo».
La Commissione ha assolutamente condiviso la tesi che è importante «assicurare il reinserimento lavorativo, prevedere benefici fiscali per quanti intendono avviare o trasferire la propria attività imprenditoriale, prevedere la possibilità di acquisizione da parte dello Stato di beni immobili di proprietà del testimone per perequare il loro valore nei contesti urbani dove essi trovano riparo».
«Un programma complesso che non può avere come interlocutore l'elefantiaca ed asettica amministrazione pubblica ma che deve essere riconducibile – ha detto la Napoli – alla responsabilità di un "Comitato di garanzia per l'espletamento del programma di protezione dei testimoni di giustizia", che attraverso la figura di un "tutor" e di un corpo specializzato, i nuovi "Nop", assicurino la giusta assistenza a chi decide di abbracciare questa missione".
Obiettivo della Commissione è quello di essere riusciti a coadiuvare con queste indicazioni l'applicazione della legge del 2001, in attesa che nuove norme migliorative compiano l'iter legislativo, allo stesso modo, secondo Forgione, il nuovo Parlamento potrà ripartire da dove si sono fermati loro per far sì di non vanificare l'attività di inchiesta svolta fin qui e bruscamente interrotta dallo scioglimento delle Camere.
Con l'occasione è stata data alla stampa anche la relazione conclusiva e riassuntiva di questi dodici mesi di lavoro compresi fra il 13 gennaio 2007 al 20 febbraio scorso. Nella Relazione conclusiva si legge che in Sicilia, Calabria e Campania emerge «in modo drammatico la condizione di un'imprenditoria che spesso convive - silente o vittima, collusa o intimidita - con il potere pervasivo delle mafie che distorce il mercato e schiaccia la libera impresa e la libera concorrenza, fino a porre un problema di sospensione dei valori di democrazia e di liberta».
Ma Forgione ha aggiunto: «La questione, ovviamente, non riguarda soltanto le aree del Mezzogiorno ma tocca complessivamente la trasparenzadel sistema economico del Paese. La criminalità organizzata è ormai essa stessa economia: con le risorse finanziarie accumulate illecitamente, opera con gli strumenti e la mentalità di un'impresa, e dove è fortemente radicata si crea un'economia parallela che attrae risorse umane e finanziarie e le sottrae all'economia legale impedendone lo sviluppo».
Quello dei money transfer – ha ricordato Forgione – si propone sempre più come "un sistema bancario alternativo che rischia di mettere in crisi anche quello legale, essendo stati identificati circa 25 mila punti di raccolta di denaro presenti in Italia, dei quali si stima che il 30 per cento - circa 8 mila - siano illegali».
Il presidente dell'Antimafia ha anche rivendicato il primato di audizioni come quelle fatte a Draghi, presidente della Banca d'Italia e a Montezemolo, «prima volta in cui un rappresentante della Confindustria ha ricevuto domande dirette dalle quali era impossibile esimersi. Ma tutto questo lavoro sarà stato inutile – ha concluso Forgione – se non si innoveranno le regole con le quali lo Stato può monitorare e controllare il territorio: per questo è urgente innovare le norme sullo scioglimento dei comuni infiltrati dalla mafia, perché proprio questo lavoro d'inchiesta ci ha convinti che per bonificare l'area condizionata dalla malavita non basta rimandare alle urne i politici, ma bisogna azzerare anche la classe burocratica».




23 febbraio 2008


Critiche della parlamentare di An a Prodi per la questione degli incarichi commissariali, fra cui quello di De Dominicis allo scalo gioiese
Angela Napoli: «Altro che regione prediletta»

Teresa Munari


ROMA
«Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, si ritira dalla politica, ma mantiene il suo dominio sul porto di Gioia Tauro, blindando, con un anticipo di quattro mesi sulla scadenza, il rinnovo dell'incarico al commissario Rodolfo De Dominicis».
Esordisce così l'on. Angela Napoli che spiega: «È, infatti, dell'altro ieri l'approvazione, da parte della Camera dei Deputati, del famoso decreto "Mille Proroghe". Tale decreto, all'articolo 22sexies, prevede la "istituzione, durata e compiti del Commissario delegato alla gestione del piano di sviluppo per il Porto di Gioia Tauro". Il presidente Prodi, quindi, trasforma il suo commissario straordinario, ing. Rodolfo De Dominicis, di cui ad Dpr 23 maggio 2007, in commissario delegato alla gestione del piano di sviluppo per il Porto di Gioia. La carica del commissario delegato durerà, addirittura, sino al 31 dicembre 2009, con una previsione di spesa di ben 600.000 euro per l'anno 2008 e di 750.000 euro per l'anno 2009, da prelevare sul capitolo 1096 dello stato di previsione del Ministero dei Trasporti».
Già un anno fa con una interpellanza il deputato di An si era rivolta a Prodi e ai suoi ministri dell'Economia, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti, chiedendo chiarezza «sulla sovrapposizione delle competenze incaricate da Palazzo Chigi con mandato commissariale per governare a vario titolo il porto di Gioia Tauro».
Con un atto ispettivo la Napoli tentava di capire perché, «al di là dell'Autorità portuale, cui la legge 84/94 attribuisce il governo completo dell'area portuale di pertinenza con il compito di indirizzare, programmare, coordinare, promuovere e controllare le operazioni portuali, le attività commerciali e industriali, con poteri anche su sicurezza e igiene», il presidente Prodi ritenesse necessario «insediare in quell'area l'ing. Rodolfo De Dominicis quale commissario straordinario del Governo per lo sviluppo del porto e della pertinente area di Gioia Tauro», e chiedeva espressamente,
considerato l'affollamento dei commissari straordinari e delle Autorità statali che vi insistono per legge, «quale fosse per il presidente Prodi e il suo Governo l'autorità che decide e comanda per il porto di Gioia Tauro» e soprattutto chiedeva di conoscere «le reali programmazioni del Governo nazionale per il futuro del porto di Gioia Tauro e per lo sviluppo e l'occupazione della Piana di Gioia Tauro e della Calabria».
Una interpellanza rimasta senza risposta e che la XV legislatura porta in soffitta con la sua archiviazione. Ma non il mandato per il prof. De Dominicis, in scadenza il 23 maggio 2008, cui il Governo Prodi ha blindato il rinnovo, sempre che il dispositivo esca indenne dal voto del Senato previsto martedì.
Scrive la Napoli: «Il presidente del Consiglio, peraltro sfiduciato dal parlamento, prima di lasciare Palazzo Chigi, anziché verificare se l'attività dell'ing. De Dominicis, rappresentata, dopo un anno dalla sua nomina, solo da uno "Studio di fattibilità" di 78 pagine di copia/incolla di atti e piani prodotti a vario titolo in questi anni per il porto calabrese, possa considerarsi produttiva per lo sviluppo del territorio, preferisce continuare a proteggere la confusione delle competenze, attraverso inutile sperpero di denaro pubblico. E nel frattempo continua a porre a rischio la polifunzionalità della stessa area portuale».
«Ma non basta – conclude la Napoli –, il presidente del Consiglio dei ministri, non ancora contento decide anche di far impugnare dal Governo la legge regionale n. 27 del 28 dicembre 2007, con la quale la Regione aveva inteso bloccare il raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro. Il destino di questa area sarà quello di divenire la "pattumiera" dell'intera Calabria. Altro che Regione "Prediletta!».

www.ilvelino.it - 9 gennaio 2008



Rifiuti, Loiero apre a Bassolino (e fa infuriare il centrodestra)

Roma, 09 GEN (Velino) - Bordate ancora piu' pesanti arrivano da Angela Napoli, deputata di Alleanza nazionale, che arriva a definire "folli" le parole di Loiero. "La parzialita' politica che muove queste dichiarazioni e' gravissima - attacca la vicepesidente aennina della commissione Antimafia -. Lo stesso governatore, fino a pochi giorni fa, ammetteva che la Calabria e' in condizione di pre-emergenza rifiuti.
Invece di uscirsene in questo modo folle, Loiero pensasse al raddoppio dell'inceneritore di Gioia Tauro". Per la Napoli, non e' solo questione di emergenza ambientale. "Aprire le porte alla raccolta dei rifiuti nei confronti della Campania - chiosa il membro della commissione antimafia - vuol dire consolidare i rapporti che ci sono tra 'ndrangheta e camorra nel settore".


8 gennaio 2008

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www.ildomanionline.it - 7 gennaio 2008

SANITA' IN CALABRIA: SCONTRO TRA ANGELA NAPOLI E AGAZIO LOIERO
lunedì 07 gennaio 2008
La parlamentare di Alleanza Nazionale: "In Calabria troppi intoccabili. Inutili i proclami di Loiero". La replica del governatore: "Affermazioni insulse"


CATANZARO - Sullo stato della sanità in Calabria è intervenuta con una nota il deputato di Alleanza Nazionale Angela Napoli: "Nel messaggio augurale inserito sul mio blog, pur non essendo particolarmente fiduciosa, avevo evidenziato la speranza che il Nuovo Anno portasse gli Amministratori della Regione Calabria a prendere coscienza del fallimento della loro politica e dello stato emergenziale in cui hanno fatto precipitare l’intera Regione e rimettessero, di conseguenza, il mandato nelle mani dei cittadini. Speravo nella riconquista della eticità e della moralita; speravo soprattutto nel senso di responsabilità che dovrebbe accompagnare qualsiasi cittadino, ma, in particolare, coloro che, chiamati ad amministrare la cosa pubblica, avrebbero il dovere di salvaguardare i diritti della persona, ad iniziare dal diritto alla vita. Ed invece è iniziato il Nuovo Anno all’insegna delle notizie che hanno, ancora una volta, fatto rimbalzare sulle cronache nazionali l’immagine di una Calabria dove le cure sanitarie vengono prestate spesso all’insegna della superficialità, dove si muore per mancanza di posti-letto, per mancanza di mezzi di trasporto, per un semplice intervento di appendicectomia, per l’incapacità di effettuare una tracheotomia, per mancanza di controlli specifici dopo una caduta dalla barella in pieno Pronto Soccorso. Di fronte ad un sistema sanitario regionale che registra drammi su drammi continuiamo ad assistere ad inutili proclami fatti da un Presidente della Regione che, guarda caso, mantiene per se la delega alla sanità pur essendo pendente su di lui una richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed alla turbativa d’asta, proprio nel settore della sanità calabrese. Il che fa anche comprendere il motivo per cui, al di là di qualche intervento di mera facciata, quale la sospensione di alcuni medici, dei quali peraltro non è neppure accertata la responsabilità, rimangono intoccabili gli incarichi affidati ad alcuni dirigenti. Vedi, ad esempio, il mantenimento dell’incarico di Commissario dell’ASP di Vibo Valentia, affidato ad un ex funzionario della locale Amministrazione Provinciale, alla cui guida c’è l’attuale “amico” del Presidente Loiero. Così come appare inspiegabile la continuità della carica di dirigente sanitario della stessa ASP di Vibo nella persona che non si sa bene come abbia ripartito la sua funzione, se con maggiore dedizione all’incarico di dirigente sanitario o all’incarico di Presidente della nota Cooperativa “Valle del Bonamico” , sede di cospicui finanziamenti, molti devoluti a rappresentanti delle cosche della ‘ndrangheta di Platì e di San Luca. Eppure a questi intoccabili continuano ad essere affidate le indagini interne, le cui risultanze, come ad esempio quella relativa alla morte della sedicenne Federica Monteleone, non è dato conoscere a distanza di ben un anno da quella tragedia. Senza tralasciare le inadempienze della locale Magistratura che, in quell’occasione, non ha neppure sentito il dovere di sequestrare immediatamente la sala operatoria dove era avvenuto l’intervento della giovane Federica. Eppure il Presidente Loiero è soddisfatto, pronto a ritenere che la soluzione dell’emergenza sanità sarà conseguente alla costruzione dei quattro nuovi Presidi Ospedalieri, senza creare un organismo di valutazione del personale sanitario e parasanitario calabrese, senza un monitoraggio sulla professionalità di coloro che sono risultati vincitori di concorsi farsa, senza verificare quante attrezzature sanitarie risultino inefficienti o quante siano giacenti negli scantinati dei vari Presidi ospedalieri calabresi, senza verificare dove sono finiti i miliardi giunti in Calabria per la costruzione dei nuovi ospedali, tra i quali proprio quello di Vibo Valentia, o quanti miliardi siano stati sperperati per creare, sempre in Calabria, strutture sanitarie, anche arredate, mai utilizzate. Nessun provvedimento utile a far uscire la criminalità organizzata dagli interessi del settore. Loiero continua a mantenere salda la sua poltrona di Presidente, la ‘ndrangheta mantiene il business nella sanità calabrese e la gente continua a morire senza “un perché”!".

Immediata la replica del governatore Loiero: "Affermazioni insulse"
"E' insulso quel che l'on. Angela Napoli afferma. A ragionare come lei dovrei dire che quando e' stata indagata per mafia avrebbe dovuto dimettersi da vicepresidente della Commissione parlamentare che si occupa del fenomeno mafioso. Lei non s'e' dimessa e ha fatto bene. Era un'accusa alla quale nessuno ha creduto. Io stesso le ho espresso nell'aula di Montecitorio, platealmente, prendendomi un rimbrotto dal mio gruppo, le ho espresso la mia solidarieta' per tentare, almeno, di alleviare la sua disperazione". E' quanto afferma il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero tramite una nota del Portavoce, replicando alle critiche ("vi leggo - dice - poco senso istituzionale, scarsa conoscenza delle regole democratiche e soprattutto poca arguzia e molta acrimonia") che la parlamentare di An gli ha rivolto a proposito di quel che accade nella Sanita' calabrese e in particolare nell'ospedale di Vibo Valentia. "Per quel che mi riguarda - aggiunge Loiero - le ricordo che nei miei confronti c'e' soltanto una richiesta di rinvio a giudizio, per accuse meno gravi di quelle adombrate nei suoi confronti che ritengo di poter smontare davanti al Gup. Pertanto, non potendola assegnare per le limitazioni costituzionali di uno statuto regionale voluto soprattutto dai suoi amici, ho trattenuto tecnicamente per me la delega del settore piu' delicato, quello che ci e' stato consegnato in condizioni drammatiche, che sotto gli occhi di tutti, e che lei ha apertamente difeso per interessi di bottega. Non sto qui a ricordare che non solo nel settore della Sanita', l'eredita' che abbiamo ricevuto ha visto travolta la sua parte politica coinvolta per malversazioni e quant'altro. Basta l'esempio di quanto avvenuto col nuovo ospedale di Vibo e in tanti altri settori su cui, forse, potrebbe anche dire qualcosa. La magistratura qualche idea su dove sia finito un fiume di soldi ce l'ha. L'antimafia se ne potrebbe forse occupare". Secondo quanto dichiarato ancora da Loiero, "l'on. Napoli, oltretutto, ignora che il presidente della Regione e' titolare di tutte le deleghe, non solo quella della Sanita'. Ma distratta com'e' dal suo furore interessato e inconsistente contro i miei amici vibonesi, in un pour-pourri che va dalla Sanita' alle cooperative nella Valle del Buonamico, riesce solo a criminalizzare la categoria dei medici, dove accanto a qualcuno che puo' avere colpe e verso i quali saremo severi, ci sono tanti altri che si sacrificano proprio per tamponare le carenze che la malapolitica ha lasciato. Faremo i nuovi ospedali, piaccia o meno all'on. Napoli e alle sue battaglie di difesa dell'indifendibile come ospedali che di nome hanno solo il nome e possono garantire sicurezza, approveremo il Piano Sanitario Regionale che sara' anticipato dal Piano per le Emergenze (spero comprenda cosa cio' significhi proprio dopo quel che e' avvenuto a due passi da casa sua), nomineremo ad ore i direttori generali delle aziende sanitarie e ospedaliere. Riqualificheremo tutta la Sanita' calabrese, facendo quel che altri, della sua parte, non hanno fatto o non hanno voluto fare, impedendo cosi' ogni appetito indebito, anche quello mafioso che negli anni, indisturbata, si e' inserita negli affari della Sanita'. Vorrei rassicurare infine l'on. Napoli. Noi stiamo facendo cose inimmaginabili per tenere lontano la 'ndrangheta da ogni settore. Ma, contrariamente a quello che lei dice, non e' vero che la gente continua a morire senza perche'. Qualcuno muore per responsabilita' politiche che appartengono alla sua parte, perche' - conclude Loiero - ha fatto il deserto e l'ha chiamato sanita'".

ANCORA LA NAPOLI: REAZIONE SCOMPOSTA
"Non rispondo alla scomposta reazione del Presidente Loiero, peraltro, colma di acredine e di bugie, certamente "consigliatagli" dai suoi "amici temporanei" di Vibo Valentia. Non accetto, pero', le vili giustificazioni alle mie annotazioni che, probabilmente, hanno colpito nel segno". Lo afferma l'on. Angela Napoli, che aggiunge: "Il Presidente Loiero conosce benissimo le mie battaglie per la sanita', fatte ufficialmente anche quando alla guida di questo settore ci sono stati uomini della mia stessa coalizione politica e finge, altresi', di ignorare i miei atti parlamentari ed i miei comunicati, allor quando mi invita ad attenzionare sia il nuovo Ospedale di Vibo sia il fiume di soldi arrivati per questa costruzione. Quanto al resto - conclude - gli ricordo che, nella sua qualita', e' ormai alla guida di questa Regione da oltre due anni e mezzo, tempo piu' che sufficiente per bonificare quel deserto lasciato da altri, ammesso che sia stato possibile definirlo tale. Ad ogni buon fine mi riservo di tutelare la mia dignita' nelle sedi opportune, dove potro' documentare l'assoluta infondatezza e falsita' di quanto da lui calunniosamente affermato nei confronti della mia persona".